Hard Times - Recensione indie games - Approved

Hard Times: l’indie games che fa riflettere sulla povertà – Provato

Recensioni

Gli “Hard Times” non sono poi una realtà così lontana, e in questo indie games li si percorre nei panni di un senzatetto. “Tempi Duri” fa innanzitutto riflettere sul fatto che alcune circostanze della vita possono portare a qualcosa che non ci saremo aspettati.

Questo sandbox propostomi da Indiexpo pone infatti il giocatore dopo la bolla finanziaria degli anni 2000 e la relativa crisi economica che ancora ci tocca. All’epoca persone “reali” erano finite sul lastrico perdendo tutto; e se capitasse a me? Per fortuna è un indie games, ma Hard Times è anche un modo per approfondire la vicenda e provarla sulla propria pelle “virtuale” per non guardare più in modo stranito (o peggio con ribrezzo) chi è stato schiacciato da una società che non perdona.

…E ora?

Il giocatore si ritroverà quindi senza lavoro, con l’auto pignorata, cinque euro in tasca, uno straccio cencioso a coprire le nudità e senzatetto. La metropoli di Hard Times è suddivisa in varie zone accessibili tramite una metropolitana, ma in effetti non c’è un vero e proprio personaggio o quest che vi indichi cosa fare. Il tutto si riduce a sopravvivere. Vivere una nuova vita non voluta, che sia rovistando un cassonetto in cerca di cibo, vendendo falsi biglietti della metro o riciclando per qualche spicciolo quello che gli altri buttano.

Il primo pensiero venuto fuori vedendo il mio personaggio in un sudicio vicolo è stato quello di trovare qualcuno che mi aiutasse… E ora? Il vecchietto dietro l’angolo ormai esperto di come districarsi nella giungla d’asfalto mi aveva indicato di girare un po’ per la borgata e cercargli una birra. Alla terza bottiglia e gli scarsi risultati nel catturare topi, ero troppo stanco e affamato per andare avanti… “Un altro senzatetto è stato trovato morto questa sera. Il sindaco dice: ‘basta con i mendicanti'”.

Game over

Game over. In pratica questa è sta la mia prima run dell’indie games Hard Times. Di quest’ultimo si nota fin dall’inizio, che nonostante sia stato creato da mani amatoriali e non super stipendiate alla Electronic Arts, c’è uno studio approfondito delle meccaniche e della volontà di creare qualcosa di corposo. È un qualcosa che lo si percepisce quando si parla con il poliziotto che vi ha pizzicato nel rovistare e vi chiede una mancia da 10 euro per chiudere un occhio, con il suo intercalare romanesco. Lo si nota quando il gioco vi suggerisce di fare i vostri bisogni (e già) in un vicolo poco trafficato per non farvi arrestare o linciare dalla folla. Lo si vede quando l’end game non è un punto fisso, ma ritagliarsi al meglio un proprio posto in questi Hard Times.

Tuttavia nonostante lo spessore sopra evidenziato, non mancano episodi come il poliziotto che vi stava inseguendo due minuti prima, svoltato l’angolo non sa più chi siete. Oppure quando piove solo il nostro personaggio sembra aver bisogno di un ombrello. Niente bug eclatanti però, né crash.

Dignità e fame?

La fame e la sete sono solo la punta dell’iceberg, seguite a ruota da malattie, passanti che non vedo l’ora di menare le mani e poliziotti dai limitati scrupoli che vi svuoteranno le tasche e vi daranno una bella botta. Questo indie games è di nome e di fatto Hard Times. Le prime ore di gioco, soprattutto per chi si avvicina per la prima volta al titolo, sono difficili se non punitive.

Bisognerà già avere una ben definita strategia su come spendere i primi 5 euro, non vi consiglio in un ombrello, e anche una certa fortuna aiuta il personaggio a sopravvivere. Il limite tra mantenere una dignità e preferire fare il ladro per avere più soldi è sottile.

Agire legalmente è quindi una difficile una scelta di gioco. Ma la dignità di una persona? Quando si è snobbati da tutti e a nessuno importa che voi stiate morendo di fame o di freddo, la strada della legalità viene molto in salita. Anche se con queste parole non voglio assolutamente giustificare gli atti illegali, in game o al di fuori.

Borseggiare gli ignari passanti di una borgata sotto un diluvio universale è molto facile. Non di certo come chiedere cortesemente l’elemosina e poi beccarsi le botte del passante di turno di Hard Times. Tutt’altra storia è scassinare un negozio in piena notte o rompere una cabina telefonica per rubarne gli spicci. Inoltre vi serviranno 50 euro per comprare un piedi di porco o mooolto ingegno per procurarvelo.

Piove sul bagnato

I soldi fanno la felicità

In Hard Times questo è più che vero: i soldi fanno la felicità. Sono l’unico metro di misura che vi permetterà di andare avanti in questo indie games e di non avere un misero epitaffio in un articolo di giornale.

Saperli spendere e mantenere è altrettanto vitale. E nelle ore di gioco di Hard Times, raccogliendo ogni centesimo che mi capitava a tiro avevo scoperto che il tasto F12 vi farà piovere da chissà dove 50 bei verdoni; questo è un regalo per tutti i coraggiosi lettori che sono arrivati fino a qui nella lettura della nostra recensione e non sono saltati subito alle conclusioni.

Hard Times, non solo una parola da indie games

Durante le mie ore di gioco ho potuto quindi constatare che per sopravvivere alla prove che ci pone davanti l’indie games Hard Times occorre una buona dose di ingegno; il sistema di crafting è tanto vitale quanto il mantenere in forze il vostro senzatetto. Potrete creavi dei letti di cartone, trappole per topi, casse di legno per contenere oggetti e con un tavolo di lavoro nella vostra abitazione occupata illegalmente, anche della mobilia degna di questo nome, è vitale.

In questi “Tempi Duri” c’è molto di più di quello che si vede a colpo d’occhio. È un’avventura completa sotto tutti i punti di vista, e la grafica alla RimWorld permette di concentrarsi ancora di più sulle emozioni di una vita del genere, piuttosto appioppare ai giocatori una grafica da urlo che non avrebbe saputo rappresentarne a pieno il dramma, a mio parere.

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Insomma da giocare almeno una volta per capire, sebbene da lontano, cosa vuol dire essere un senzatetto nei Hards Times. Grazie Indiexpo, e Francesco “Freank” per avermi fatto conoscere questo indie games.

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Matteum Primo
Videogiocatore, blogger, redattore, recensore, scrittore di fanfiction e... è tutto.
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