Pocket Quest, i JRPG incontrano Monopoli – Provato

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Il gioco dell’oca. Monopoli. Perché scrivo di giochi da tavolo? Perché il Pocket Quest di CyborgInside è questo, e anche altro. Indiexpo mi ha proposto un nuovo indie da provare, e questa volta è un JRPG con la propria idea di gameplay, seppur non perfettamente riuscita.

Pensate a Monopoli con una visuale 2D e atmosfere fantasy, con al centro una ragazza di poche parole pronta a tutto. Avrete Pocket Quest. La trama riguarda il rapimento del principe del regno in cui vive Nono, la guerriera, la quale si trova a dover sfidare mille pericoli per incarico reale. E con la promessa di una lauta ricompensa, da spartire con la gigacciola Uzumaki.

Fin da subito le custscene di Pocket Quest spiccano per spessore, spiazzando chi potrebbe presupporre il contrario per i bassi standard da “fanmade”. Questo indie è stato infatti creato tramite RPG Maker 2003 da un “Testament“. Anche a riguardo della trama non c’è nulla da ridire, benché alle volte sia troppo fanciullesca e cada in cliché.

A riprova che la passione è una marcia in più del mero budget, Pocket Quest vanta anche un sottobosco di humor, che lo accompagna e alleggerisce il gameplay. Gli stereotipi italiani, come il quiz “chi vuol essere millenario?” (eh sì Jerry ci sei anche tu), mi hanno strappato non poche risate.

Il quadro generale viene completato da una serie di minigiochi, eventi e personaggi che spaziano tra l’erotismo soft con vestiti succinti pixellosi e battute quasi sempre divertenti. Con l’aggiunta della caratterizzazione della parlata degli NPC che mi ha ricordato Final Fantasy IX: “Shazam! Esprimerò tre desideri”; “Kuesta è palestra per veri keurriri”; “Tenti la fortuna? Good luck”.

Tuttavia il nudo gameplay è di tutt’altra pasta. L’avventura si basa sulle statistiche e abilità di un classico JRPG. Il giocatore dovrà far salire di livello la protagonista, sbloccando abilità, sconfiggendo boss e nemici, aumentandone la forza per proseguire nella trama.

Per viaggiare nel mondo di gioco di Pocket Quest, dovrete invece lanciare un dado. Come nel gioco da tavolo Monopoli, per intenderci, anche in Pocket Quest il numero nella faccia del dado indicherà le caselle in cui muoversi. Quest’ultime vi faranno “pescare” una serie di eventi, come incontri speciali, la possibilità di parlare con NPC, trappole, scontri con mostri e boss, nonché ricompense e vacanze gratuite in SPA di montagna.

Purtroppo a smorzare tale unione, tra JRPG e gioco dell’oca, c’è una grande ripetitività e “elemento imprevedibile” pressante. Non fraintendetemi, ogni gioco ha la sua ripetizione. Ma in Pocket Quest la si sente di più, in quanto si è costretti a lasciare alla fortuna il percorso di Nono, ostacolato a più riprese dalla nemica Lyly. Non vi è lo stacco di poter esplorare nuove caverne, vedrete per qualche ora sempre lo stesso sfondo, qualche animazioni ripetuta e Nono che lancia il dado sperando in bene.

Immaginate quindi che dobbiate affrontare 80 caselle per raggiungere la meta, cioè lo scontro con il boss. Lyly lancerà i propri incantesimi malefici ogni tre-quattro lanci di dado (circa), per ostacolarvi in ogni modo. Ripetete l’esperienza per diverse ore, nel tentativo di pescare la casella “mostro” che vi farà guadagna exp e salire al livello richiesto per affrontare il boss, benché non sia l’unico modo per aumentare il livello di Nono. Moltiplicatelo per tutta l’avventura.

Pocket Quest penso che sia uno di quei giochi che lo si ama, o lo si odia. Se nella vostra infanzia o gioventù avrete passato le serate a lanciare dadi del Monopoli, allora il particolare gameplay di Pocket Quest non vi peserà minimamente, altrimenti vi servirà un po’ di dedizione per superare l’iniziale ripetitività.

In conclusione lo humor a tema italiano, l’azzeccata colonna sonora e lo stile JRPG retrò, mettono Pocket Quest nelle condizioni di essere provato almeno una volta fino al primo boss. A supportare questa tesi c’è il fatto che l’indie di CyborgInside è scaricabile gratuitamente su Indiexpo.

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Matteum Primo
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