La Gamescom 2018 – Recap 23 agosto, parte 2

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Nella prima parte del riassunto della giornata del 23 agosto scorso della Gamescom avevamo discusso delle interviste e gameplay a riguardo di Metro Exodus, Total War: Three Kingdoms, Mount and Blade II: Bannerlord e Biomutant.

Proseguiamo in questa seconda parte con titoli meno noti e blasonati nel mondo videoludico, sebbene questo alle volte non sia per forza sinonimo di scarsa qualità o idee, e in cui fanno da padrone gli approfondimenti di IGN Live.

Si parte quindi dal trailer del secondo capitolo dell’omonimo Insurgency: Sandstorm, il quale ricalca il realismo degli scontri a fuoco di Arma, aggiungendo match PvP a squadre e un decisamente più claustrofobico ambiente di battaglia, circoscritto dagli stretti vicoli dei villaggi orientali.

Durante l’Indie Xbox Announcements, IGN Live aveva intervistato Aaron Greenberg estorcendoli informazioni sulla prima corposa espansione di State of Decay 2: Daybrake. All’interno di quest’ultima i giocatori si troveranno ad avere a che fare con nuovi nemici, armi ed equipaggiamenti, insieme a una nuova modalità di gioco disponibile dal 12 settembre.
Quasi la medesima valanga di contenuti potrà essere attesa il 19 settembre dai fan di Sea of Thieves: Forsaken Shores, in cui questi potranno solcare i mari di un’intera nuova mappa costellata da eruzioni vulcaniche, terremoti, lava, acqua bollente e dalle nuove “cargo runes”. A partire dal minuto 6.31 sono stati mostrati gli imminenti nuovi videogame che sbarcheranno su Xbox One, tra l’altro già presentati con tutti gli onori all’E3 2018.

Passando al gameplayDesperados 3 era stato presentato nella propria particolare veste di strategico furtivo: un evoluzione della visione di gioco dei creatori di Shadow Tactics. Per coloro che non conoscono il titolo appena citato è difficile spiegare brevemente il mix di meccaniche in cui vedono il giocatore nel guidare, tramite visuale isometrica, i propri  personaggi in diverse località dallo stile Spaghetti Western, uccidendo di soppiatto nemici e obbiettivi di gioco. O almeno provandoci, vista la difficoltà e complessità di missioni e IA; non un videogame per tutti, ma da tenere d’occhio.

Darksiders 3, hank ‘n’ slash nel profondo più che action aveva calcato il palco di IGN LIVE con una demo incentrata su scontri e boss, nonché sulla storia della protagonista femminile Fury; “abbiamo creato il Darksiders più incentrato sulle vicende e personalità di Fury di sempre”, avevano svelato gli sviluppatori.

Passando invece a qualcosa di completamente diverso, il Call of Cthulhu di Focus Home Interactive e Cyanide Studios aveva mostrato il proprio lato horror investigativo in 4 minuti di gameplay.

La trama si basa su un ex soldato diventato investigatore privato, il cui scopo è quello di fare luce su quanto è accaduto alla famiglia Hawkins e all’isola in cui abitavano. L’interazione con i personaggi si basa su scelte multiple di dialogo che porteranno a diversi svolte della trama, così come sulla raccolta di indizi che potranno essere individuati e raccolti in base ai punti abilità investiti. Più a fondo si scaverà nella storia dello spettrale maniero, più il protagonista si troverà invischiato in vicende e misteri dello stile prettamente horror.

Proseguendo più celermente andremmo a parlare di The Bard’s Tale IV, World War Z e Beyound Blue.

Il primo si presenta con il proseguimento dell’omonima saga targata Brian Fargo (Fallout, Wasteland). Un GdR old school per tematiche, profondità del gameplay e particolare sistema di combattimento ed esplorazione in prima persona, con una grafica che non ha nulla da invidiare ai tripla A, 35 ore di gioco garantite e la presenza di puzzle.

World War Z è la risposta a match a squadre, cooperativo, di State of Decay 2. Se da una parte si enfatizza infatti la lotta – o brutale distruzione, se preferite – di orde di zombi capaci di scalare realisticamente edifici e strutture servendosi dei “compagni non morti”, e condite con una grande componente per simulare menomazioni e amputazioni, dall’altra vi è la totale assenza di elementi sandbox o gestionali. Lo scopo è quello di giocare ai 3 capitoli della campagna, o di rigiocare di volta in volta le tre ambientazioni di gioco, caratterizzate da uno spawn dinamico dei nemici e delle armi “per un’esperienza sempre diversa”; il team promette un corposo supporto post lancio.

Beyond Blue attirerà invece l’attenzione di coloro che hanno nel sangue l’esplorazione oceanica.
Gli sviluppatori promettono per i primi mesi del 2019 l’arrivo di una esperienza narrativa di gioco in cui la protagonista femminile si troverà a esplorare, grazie a tecnologie e droni non così lontani nel futuro, aree dell’Oceano Pacifico dove lo sguardo dell’uomo non si era mai posato prima. Misteri, indizi, ricerca, catalogazione, decisioni e il ciclo giorno/notte arricchiranno inoltre il tutto.

Gli estimatori degli space sim ricorderanno invece la serie X. Il quarto capitolo noto come X4: Fondations aveva fatto la propria comparsa il 23 agosto scorso alla Gamescom 2018 con una demo di tutto rispetto.

Quest’ultima era stata catturata da GameStar.de, testata giornalistica tedesca, e sebbene le immagini parlino da sole mi sono fatto aiutare da un amico autoctono, che ringrazio: Luca Ghielmi a.k.a. Drega_Flare.

X4: Foundations avrà razze, fazioni, navi specializzate in determinati ruoli e alcune delle quali guidabili solamente attraverso un equipaggio, oltre che un sistema del commercio e reputazione dinamico all’interno di un nuovo universo creato in parte proceduralmente e in parte a mano.
Fin qui nulla di nuovo, ma non si può non notare la rinnovata grafica e il gameplay legato alla costruzione di basi spaziali modulari, che potranno contenere fabbriche, abitazioni o laboratori.

Il precedente capitolo era anche famoso per la presenza di bug, crash e il grande dispendio di risorse hardware per giocarci. Si spera che il team abbia corretto questo spiacevole aspetto.

In conclusione è il turno dell’Indie Indivisible. Avevo seguito il platform di Lab Zero nella sua campagna di raccolta fondi e giocato nell’alpha demo resa disponibile per l’occasione. Ma alla Gamescom non si è presentato come una idea abbozzata, ma come un vero e proprio videogame con combattimenti a turni ed esplorazione 2D pronto per essere lanciato sul mercato videoludico.

Cyberpunk 2077 ha disertato ancora una volta dal palcoscenico. L’attesa presentazione del gameplay alla Gamescom di Colonia non si è svolta a porte aperte come molti si aspettavano, ma piuttosto solo per la gioia di una ristretta cerchia di giornalisti. E il motivo di tale scelta di CD Projekt RED lo hanno dichiarato alcuni sviluppatori in una diretta Twitch del 23 agosto scorso.

“Perché non avete ancora mostrato al grande pubblico alcun gameplay di Cyberpunk 2077?”, e la risposta si può riassumere in: “Vogliamo essere sicuri di mostrare un solido primo gameplay di Cyberpunk 2077. Eravamo ansiosi di crash e bug durante la presentazione a porte chiuse dell’E3 e ora della Gamescom; vogliamo che sia tutto perfetto prima di svelare ufficialmente il gameplay”. In pratica vogliono tenere sulle spine i fan, fino all’ultimo.

 

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Proseguite la lettura con il recap 24 e 25/08.

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Matteum Primo
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