Il Videogame Post, “avete giocato a…” Gran Turismo 4?

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La prima volta che mi affacciai alla rombante serie Gran Turismo fu alla fine degli anni 90′ a casa di un amico, giocando con l’allora secondo pixeloso capitolo.

Lo stereotipo dei motori che piacciono ai bambini come le bambole alle bambine è in questo caso azzeccato perché rimasi quasi folgorato da quella giocata, anche se per un po’ di tempo persi di vista “il realistico simulatore di guida” targato Polyphony Digital.

Gran Turismo 3 lo giocai per almeno un mese, prestato da un compagno di classe, e poi con il quarto e forse più riuscito capitolo spesi centinaia di ore di gioco a sgommare qua e là, compre bolidi, formula 1 e scalare le classifiche, sia con il proprio “Prologue“, uscito nel 2004, sia con il gioco completo su PS2 nel 2005.

Quello che mi sveva attirato in Gran Turismo era il pensiero che stessi guidando “realmente” delle automobili virtuali, anche se chi ha la patente può capire che non è così (come mi è capitato), con bolidi che non avevo mai visto e utilitarie di tutti i giorni modificate con motori turbo e scarichi fiammanti: chi non ha almeno guidato una volta la vecchia Panda con cerchi in lega sgargianti e 200 km/h di punta, nel tortuoso circuito di Nürburgring?

Andando a parlare degli aspetti puramente legati al gameplay, Gran Turismo 4 offriva la possibilità di vestire i panni di un pilota o di un manager delle gare automobilistiche, prima, nel campo amatoriale che gareggiava con la propria utilitaria in circuiti non troppo impegnativi, per poi scalare via via i ranghi e le classifiche arrivando a partecipare a campionati.
I premi in denaro in base alla posizione in classifica era utilizzati per comprare nuove auto, alcune delle quali sbloccabili come premi, per potenziarle e modificarle nelle proprie parti meccaniche, regolabili inoltre nelle minime componenti come l’altezza e rigidità delle sospensioni, convergenza dei pneumatici, lunghezza dei rapporti del cambio e rigidità del telaio, sebbene un neo sia sempre stato presente nelle poche modifiche estetiche rilegate a cerchioni e vernice.

Quello però che distingueva Gran Turismo 4 dalla massa, non era solo la vasta offerta di mappe e gare come la 24 ore (reali) di Le Mans o i rally in giro per il mondo, ma la fisica di gioco che si discostava da tutti gli arcade automobilistici del tempo, in primis da Need For Speed. Questa lasciava percepire al giocatore quasi che stesse guidando un vero blocco fisico che reagiva in base all’accelerazione e peso, come se l’automobile stesse su dei binari non troppo restrittivi ma che andavano modificati gestendo gas e freni, a differenza dell’onnipresente accelerazione seguita da derapata presente negli arcade.

L’auto andava “coccolata”, capita, indirizzata verso la curva nel punto di corda e poi spinta più in là con la giusta dose di gas. C’era un feeling con essa che con gli arcade dedicati alla corse raramente ricordo.

Non fraintendetemi: la serie Need For Speed è uno delle miei preferite. Ma non di certo per il realismo legato alle corse e alla fisica di gioco con curve a 260 km/h, ma per l’ampia personalizzazione della macchina e, se mi concedete il termine, “la vita da pilota da strada”.

Tuttavia una delle grandi pecche che affligge tutt’ora la serie Gran Turismo è l’assenza dei danni all’auto, facendosi di conseguenza sorpassare da titoli come Project Cars.
Dopo aver infatti controllato gas e frenata, percorso diversi giri al cardiopalma in lotta per il primo posto, aver sostituito anche pneumatici usurati, uno scontro ad alta velocità che non produce il minimo danno distruggeva completamente l’immersione e il senso di realismo che Polyphony Digital ha sempre ribadito a gran voce come marchio di fabbrica.

L’IA di gioco ricordo inoltre che era sempre brillante. Alle volte era troppo impostata e perfetta, non correva rischi nel fare un sorpasso azzardato o chiudere la traiettoria a chi cercava di superare; tale aspetto però è stato migliorato, anche se devo ancora toccare con mano Gran Turismo Sports.

Insomma Gran Turismo, 4 nonostante alcune pecche, mi aveva intrattenuto per moltissimo tempo. Riuscendo ad appagare la mia passione per bolidi e motori che ora languisce un po’ per mancanza di titoli di spessore nel genere dei simulatori di guida, e forse perché la stessa Polyphony ha smarrito un po’ la via e l’identità stessa della serie creata e portata avanti per quindici anni e più.

Per giocare a questa esclusiva su PS2 purtroppo dovrete avere la copia originale di Gran Turismo 4 e la console appena citata: nel PlayStation Store non vi è traccia e questa è un’altra vittima della strana politica di Sony nella limitata retrocompatibilità di videogame che ne hanno fatto la storia.

Qual è il ricordo più bello e frenetico delle vostre corse su Gran Turismo 4?

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Matteum Primo
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