Premetto che tale recensione si basa principalmente sulle sensazioni ed esperienze di Mad Max (PS4) come videogame, piuttosto che su un raffronto dello stesso con la saga e i film degli anni ’80 o recenti.

Detto questo Mad Max mi aveva già incuriosito dalla sua uscita ufficiale su PC e console di qualche anno fa, con l’unione di un mondo post apocalittico dove si venerano i motori e le automobili, oltre che un gameplay tra l’action e le corse automobilistiche, che sarebbe dovuto essere uno spasso per un fan di entrambi i generi quale sono, ma che non lo è stato per una generale superficialità del gameplay e trama.

Approfittando della propria recente comparsa come offerta all’interno del programma PlayStation Plus, ho colto l’occasione di vestire i panni di un “senza scopo” vagabondo per le Terre Desolate, come unico amico rappresentato dalla propria automobile modificata.

Un gameplay tra l’action e le corse automobilistiche, che sarebbe dovuto essere uno spasso per un fan di entrambi i generi quale sono, ma che non lo è stato per una generale superficialità.

Le mancanze appena citate riguardanti la superficialità di sviluppo si nota purtroppo fin da subito, con le vicende del Max di Avalanche Studios che iniziano con una serie di sequenze di immagini nella prima cut scene di gioco tutte pilotate e inaccessibili ai controlli del giocatore, sebbene rappresentino uno dei punti chiave della trama: il protagonista si trova a dover fuggire precipitosamente dagli scagnozzi del capo Scabrous Scrotus (nome un po’ infelice in italiano), a lottare per la propria vita, ferendo probabilmente a morte nella furia dello scontro il colossale “capobranco” con una motosega, ma perdendo il proprio bolide e ritrovandosi disperso in mezzo al nulla.

Tutto ciò sarebbe potuto essere adrenalinico nonché coinvolgente con un ben posizionato Quick Time Event (QTE), ma oltre alla presa visione dell’accaduto lo scontro non mi ha lasciato molto altro.

La situazione non è migliorata neanche quando la sequenza di immagini mostrano un Max alle prese con le desertiche lande delle Piane del Silenzio, cercando di sopravvivere cibandosi di tutto ciò che poteva essere vagamente commestibile, di trovare un’arma e riguadagnare un briciolo di civiltà, ancora senza che vi sia la possibilità che il giocatore possa muovere un dito.

Un tutorial di Mad Max in quella specifica situazione sarebbe calzato a pennello. Ma questo si presenta invece con l’incontro con un altro personaggio chiave che viene malmenato senza tante cerimonie dal “senza scopo” e obbligato a riparare il proprio rottame, si parla del gobbo maestro dei motori Chum.

Un gobbo, un cane (preso da Scrotus) e un pazzo in viaggio verso l’ignoto e senza meta danno inizio al Mad Max di Avalanche Studios e per le tematiche della serie non ci potrebbe forse esserne uno migliore.

La trama e la lore, ovvero tutto quello legato alle avventure cinematografiche e ai personaggi, è uno degli aspetti di gioco che mi ha convinto di più durante tutte le ore di gioco. Non solo per la magistrale rappresentazione di fazioni, automobili, personaggi e luoghi, ma anche dalla caratterizzazione delle battute di Chum nel venerare il bolide di Max come una divinità o le farneticazioni dei capi delle varie fortezze amiche: da chi si piega al volere della fiamma di Gas Town, a chi invece si struggeva verso un ancora di una petroliera nella speranza che torni l’acqua dopo l’Olocausto di gioco.

La trama e la lore è uno degli aspetti di gioco che mi ha convinto di più durante tutte le ore di gioco.

Ma allora perché soffermarsi soltanto al lore e non andare ad approfondire altri aspetti del gameplay? Perché riempire una enorme mappa di molteplici e ripetitivi luoghi di interesse completamente fini a se stessi e alla raccolta degli onnipresenti “rottami” magicamente trasformati dai personaggi in qualsiasi altro oggetto, da pneumatici a giacche, fino a potenziamenti nitro? Obbligando per di più il giocatore a potenziare le fortezze amiche mediante la raccolta dei medesimi rottami per poter proseguire con la main story sebbene non vi sia un nesso con quest’ultima?

Domande di questo tipo mi hanno accompagnato per tutte le ore di gioco in cui ho notato per l’appunto che si sarebbe potuto fare molto di più per rendere unico questo Mad Max. Invece di guidare il giocatore fin nei minimi passi, precludendogli il divertimento di trovare una soluzione per passare un ostacolo o l’ebrezza di aver sconfiggere da solo un gruppo di nemici. Facendoli piuttosto trovare sempre l’arma giusta o l’utensile adatto per poter proseguire nel saccheggiamento tanto di un avamposto sperduto quanto di una fortezza ben difesa e dandogli in più la possibilità di utilizzarlo all’infinito con tutte le conseguenze del caso, che sfociano quasi nel “cheating”, come si può vedere nel video del gameplay sottostante.

Solamente nelle parti finali ho potuto apprezzare il connubio di un buon level design unito al posizionamento strategico delle risorse, dove ho dovuto finalmente adattare una strategia per raccogliere la tanica di benzina che mi avrebbe permesso di proseguire, o risparmiare la preziosa acqua per curare Max nel momento giusto; a tal proposito una vera e propria meccanica survival si sarebbe potuta implementare viste le tematiche desertiche, post apocalittiche e la già effettiva scarsità di acqua e cibo nell’universo di gioco, piuttosto che rilegarla alla mera cura della salute del protagonista.

La superficialità generale si nota inoltre nel malamente copia incollato sistema di combattimento alla Batman di Rocksteady Studio, tutto tempismo e poca sostanza. Insieme agli scarsi archetipi di nemici, dove il mini boss o capobranco era sempre rappresentato da un gigantesco nemico armato di mazza a due mani, con le stesse mosse e gli stessi punti deboli che alla lunga non impensierivano più e toglievano tutta la fantasia di una mini boss fight fatta come si deve; forse soltanto gli scontri con i boss principale e soprattutto [SPOILER] la death race contro uno degli scagnozzi di Scrotus mi ha fatto provare quel piacevole brivido, lasciandomi una sensazione di appagamento nell’aver completato un’impresa.

Una menzione va’ fatta anche a riguardo della Magnum Opus: la nostra preziosa automobile che incarna il mito di una divinità perduta scesa dal cielo per portare pace e giustizia nel mondo di Mad Max.

Gli aspetti positivi riguardano la buona fisica di gioco che rappresenta accelerazioni, scontri e salti, insieme a un comparto audio e grafico di tutto rispetto facile allo screenshot (anche grazie alla modalità fotografica) e che alle fine fa anche scricchiolare con cali di frame rate la PS4 (slim). Tutto ciò è unito alla possibilità di personalizzazione completamente il bolide attraverso varie carrozzerie, vernici e componenti che spaziano da penumatici, copricerchi, spunzoni, scarichi, sospensioni, turbo e motori V6 o V8 tutti con i propri punti di forza e debolezza. Oltre che le armi in dotazione all’auto e utilizzate da Chum come arpioni, barre da speronamento, lanciarazzi o scarichi lanciafiamme per fare della Magnum Opus uno strumento di distruzione e non solo di spostamento.

Tuttavia il gameplay e la personalizzazione non mi hanno trasmesso quel senso di appartenenza e dipendenza dalla macchina nel percorrere le terre desolate, in quanto la stessa può essere facilmente, se non addirittura magicamente, riparata da qualsiasi danno tramite le esperte mani di Chum e un po’ di olio di gomito semplicemente girando una chiave inglese nel vano motore e utilizzando un estintore (dove l’avrà trovato in tutto questo caos?!).

A mio parere il legame con la Magnum Opus sarebbe stato più saldo se il giocatore sarebbe stato costretto a prendersene cura ricercando pezzi mancanti sparsi qua e là come nuovi pneumatici, dando anche un senso all’esplorazioni di avamposti; se Chum fosse stato capace di scendere dal mezzo aggiustare portiere, o rattoppando solo quella determinata falla in vista di una riparazione più completa negli avamposti; se prima di tuffarmi in una sfrenata corsa alla ricerca di un convoglio nemico avessi dovuto valutarne realmente i rischi, magari preferendo di tenderli un’imboscata piuttosto che gettarmi a capofitto, o utilizzare uno dei tanti mezzi da collezione che si possono trovare in game.

Insomma un più approfondito sistema dei danni avrebbe giovato sia al coinvolgimento di gioco nel rappresentare un mondo ormai senza la facilità di raccogliere risorse e mezzi sia nell’essere effettivamente dipendenti dal prendersi cura della propria Magnum Opus.

In conclusione, sebbene sia più facile criticare gli aspetti che elogiarli, il Mad Max di Avalanche Studios va’ giocato soltanto per viverne la trama, che con alti e bassi mi ha saputo anche inaspettatamente regalare emozionanti colpi di scena di un personaggio ormai perso nella propria follia. Intimorito dal soffermarsi troppo a lungo in uno stesso luogo per evitare qualsiasi rapporto con un altro essere umano per paura di soffrire nuovamente, od offrire la propria amicizia a chi la richiede disperatamente gettando piuttosto tutto all’aria.

Alla luce dei fatti questo Mad Max sembra essere il frutto di un frettoloso “compitino” redatto da Avalanche Studios, forse neanche completamente per colpa del team stesso. Visto che con più tempo e risorse, forse preclusi dal publisher Warner Bros. Entertainment Inc., avrebbero potuto creare qualcosa di molto di più apprezzabile.
Ma la pubblicazione del nuovo trailer di Rage 2 avvenuta poche ore fa e la quale sembra avere una certa somiglianza con questo videogame, anche per il fatto che Avalanche Studios è direttamente coinvolta, mi lascia pensare che Mad Max fosse un iniziale banco di prova per qualcosa di più complesso targato ora Bethesda…

Piacerà ai fan della serie senza troppe pretese, i quali dovranno chiudere un occhio accontentandosi di vivere una discreta avventura nei panni di Max.

I fan della serie senza troppe pretese potranno chiudere un occhio e accontentarsi di vivere una discreta avventura nei panni di Max. Per coloro invece che lo vorrebbero giocare per il proprio gameplay da action esplorativo, per vivere un’emozionante avventura in un post apocalittico al di fuori della solita e riciclata apocalisse di zombie, il mio consiglio è quello di acquistarlo in offerta a non più di 15 euro (in linea con il prezzo su Steam), piuttosto che prenderlo a prezzo pieno con i 70 richiesti dal PlayStation Plus.

Voto: 6/10 – “La sufficienza: non è da evitare come la peste, ma alcuni difetti ne pregiudicano la godibilità videoludica e (a suo rischio e pericolo) l’esperienza di gioco di chi ama il genere: in altre parole si salva di poco” – (controlla la tabella dei voti nella pagina il blog).

Modus operandi
Ho acquistato gratuitamente Mad Max su PS4 tramite le offerte del PlayStation Plus, giocandolo per un totale di 25 ore sull’appena citata piattaforma interattiva Sony e tramite uno schermo TV Panasonic di fascia media.

Informazioni sul gioco trattato nella recensione

  • Piattaforme: PC; PS4.
  • Sviluppatore: Avalache Studios, Feral Interactive
  • Distributore: Warner Bros. Interactive Entertainment
  • Data di uscita: 1 settembre 2015
  • Sito ufficiale e tag del Videogame Post: “mad max”
  • PEGI: 18