Per rimanere in tema con l’attuale giveaway del Videogame Post, lanciato per festeggiare l’implementazione di diversi plugin e il nuovo dominio del blog, l’odierno numero della rubrica “avete giocato a…” è dedicato a The Witcher.

Come sempre tale rubrica è votata a rifar vivere per pochi attimi le vecchie glorie del passato, sia tra le più presenti nei ricordi dei fan sia quelle che magari sono passate in sordina nelle pieghe dell’universo videoludico.

Il primo The Witcher fa ormai molto probabilmente parte del primo gruppo, grazie all’enorme successo che l’omonima serie ha avuto anche con i successivi capitoli quali Assassins of Kings e con il pluripremiato (con ben oltre 800 riconoscimenti) The Witcher 3: Wild Hunt.

Ma solamente dove tutto ha avuto inizio si può notare il genio e l’intraprendenza dell’allora piccola softco polacca CD Projekt RED, la quale lanciava sul mercato nell’anno 2007 (in Europa) un gioco abbastanza diverso dalla massa, dopo aver abbandonato un’iniziale prototipo che avrebbe dovuto avere una visuale isometrica, ispirarsi a Diablo e non avere come protagonista Geralt di Rivia.

Ma il destino è uno solo e questo ha voluto che CD Projekt RED tornasse sui propri passi per creare quello che oggi chiamiamo The Witcher, con un Geralt di Rivia alle prese con la solita routine della vita da Strigo, tra caccie ai mostri, ricompense e avventure (anche un po’ piccanti), e un mondo di gioco popolato da personaggi vivi con i propri bisogni, desideri e passato ispirandosi, come era già stato detto in un precedente articolo, al celebre primo Gothic targato Piranha Bytes.

“Un normale uomo non potrebbe neanche sognare di abbattere da solo una Stige o un Drowner…”

Il giocatore di The Witcher si trovava quindi nei panni di un così detto “cacciatore di mostri” in un universo fantasy medievale dove la magia è apparsa nelle lande attraverso un catastrofico evento, liberando i propri poteri a disposizione dell’uomo e delle altre razze, oltre che creare abomini che ne infestano le terre; “un normale uomo non potrebbe neanche sognare di abbattere da solo una Stige o un Drowner”, potrebbe dire un Witcher, e a maggior ragione, perché quell’uomo non ha subìto mutazioni genetiche né affrontato un durissimo allenamento, fisico e mentale, per affrontarli.

Da qui nasce la “casta” isolata e temuta dal resto del mondo dei Witcher. Ovvero un gruppo di persone altamente addestrate e preparate per sconfiggere i mostri, le quali hanno lasciato la propria umanità e tutte le emozioni che ne derivano per avere una vita longeva, riflessi fulminei, forza straordinaria e la possibilità di utilizzare una forma particolare di magia nonché pozioni votate a potenziarne ancora di più i sensi. Questi vagano per le lande con lo scopo di ripulire il mondo dai mostri e per sostenersi accettano ricompense in denaro e in natura.

Il giocatore impersonerà uno dei Witcher forse non più bravi nel mestiere, ma il più famoso per le proprie gesta: Geralt di Rivia, il macellaio di Blaviken, il Lupo Bianco, lo Strigo!

In una mattinata qualsiasi passata nella fortezza di Kaer Morhen, una delle poco rimaste attive nel territorio dove si addestrano ancora i Witcher, un gruppo di banditi capitanati da un mago ne attaccano le mura e i cacciatori di mostri lì presenti, tra cui Geralt stesso, dovranno difendere i segreti millenari della propria dimora a suon di spada.

Una parentesi va’ fatta sul sistema di combattimento di The Witcher che, a mio parere, si è snaturato diventando troppo semplice nei due successivi capitoli: nel primo infatti le mosse, gli stili e le pose di attacco erano circa 9 e stava al giocatore scegliere quello più adatto per abbattere fastidiosi (e stupidi) umani, o pericolosi mostri.

Questo permetteva al giocatore di pianificare le proprie strategie, magari scegliendo uno stile veloce per sfiancare il nemico, o uno pesante per abbatterlo in pochi istanti, il che alla fine dello scontro mi lasciava percepire molto di più il senso di appagamento di aver giocato bene le carte dello Strigo.

Tornando alla trama, una volta sconfitti i banditi i Witcher si trovarono ugualmente con la propria casa violata dal mago sospetto il quale, sceso nelle cantine per cercare forse antichi segreti dell’ordine di cacciatori di mostri, ne ha portato via una parte per chissà quale scopo: il compito di Geralt sarà proprio capire il perché dell’attacco e della sottrazione impropria a Kaer Morhen percorrendo una trama intricata e che si evolverà in base alle scelte del giocatore, in un mondo diviso tra razzismo, superstizione, violenza, magia, ignoranza e misteri.

Il primo The Witcher va’ vissuto tutto di un getto e lasciandosi traportare dalla trama degli eventi

Il primo The Witcher va’ vissuto tutto di un getto e lasciandosi traportare dalla trama degli eventi e dalla particolare caratterizzazione dei personaggi, piuttosto che pensare di aver fatto la scelta giusta o quella sbagliata, perché come ci ha insegnato la saga (e forse anche la vita) le scelte non sono sempre completamente giuste o sbagliate ma hanno molteplici sfumature di grigio.

Devo dire di aver conosciuto la saga di The Witcher a partire dal secondo capitolo e di essermi avvicinato solo in seguito al primo e poi al conclusivo Wild Hunt. Ma ritornando alle prime avventure di Geralt mi sono reso subito conto di quanto avevo perso di risvolti della trama, avventure e divertimento, anche perché le scelte di gioco influenzeranno direttamente gli avvenimento di The Witcher 2: Assassins of Kings come questo influenzerà a sua volta quelle di The Witcher 3.

the witcher director's cut

Se quindi avete sentito parlare della saga ma non vi siete potuti avvicinare per un motivo o per un altro a essa, oppure non l’avete mai sentita nominare dove già milioni di giocatori sono stati fatti sognare dalle proprie trame, questo è il momento giusto per rompere gli indugi: il Videogame Post ha messo in palio una copia per PC di The Witcher: Enhanced Edition Director’s Cut!

Qual è il vostro ricordo più bello del primo The Witcher?