Per il nuovo appuntamento con la rubrica del Videogame Post “avete giocato a…” ho scelto un titolo forse passato inosservato ai più ma che potremmo oggi definire come una piccola gema nascosta: Jade Cocoon.

Jade cocoon story of the tamamayuJade Cocoon: Story of the Tamamayu si potrebbe collegare in maniera generica negli action GdR, con una storia e personaggi che non avrebbe avuto nulla da invidiare a quelli dello Studio Ghibli, ma se raffrontato ad altri videogame del passato, e non, si possono cogliere molte più sfumature di questo videogame “Ubisoft Exclusive” della PS1.

Il giocatore doveva infatti salvare il proprio villaggio dalla terribile Tempesta della Distruzione, la quale a scanso di equivoci sta spargendo per il mondo spiriti infuriati noti come Emissari, alcuni dei quali hanno attaccato il villaggio del protagonista Levant riducendo diversi abitanti in un sonno profondo e questi avranno bisogno dell’aiuto del giocatore in una maniera molto simile a quella vista in Dark Cloud e Dark Chronicles di Level-5.

Levant, nominato nuovo Maestro dei Bozzoli, ha ora il potere di addomesticare gli Emissari in modo da poterli controllare, addestrare, farli evolvere e incrociarli tra loro per creare nuove specie non ancora scoperte, un po’ come accade nel celebre Pokemon.

Tuttavia la particolarità di Jade Cocoon e la cattura degli Emissari sta nel fatto che il motore grafico di gioco era in grado di farli mutare letteralmente di aspetto in base agli incroci e crescere man mano che salivano di livello: dall’iniziale e semplice “paguro” si passava a un mostro che avrebbe fatto tremare le ginocchia alla sola vista al lv. 5.

Jade cocoon story of the tamamayu

Alle spalle di questo sistema si poteva notare senz’altro un grande studio e lavoro dei team Genki e Crave Entertainment nella diversificazione di ogni specie di Emissario e l’elemento a esso affine, che ne modificava poteri e aspetto, sebbene guardando più attentamente penso che vi sia dietro anche un solido sistema randomico che ne assisteva la creazione fisica durante gli incroci, i quali alle volte risultavano in veri e proprio mostri nel senso più stretto della parola.

Con Jade Cocoon ho sempre avuto un po’ di rammarico. Nonostante abbia infatti iniziato diverse partite nell’allora 1999 e nei primi anni 2000 non sono mai riuscito a completare la trama principale, anche complice il fatto che questa perla era solamente in inglese e quindi non certo accessibile a un ragazzetto qual ero.
Trama che, come anticipato, la avvicino con consapevolezza del tempo vissuto e dopo anni dall’averla giocata a uno dei particolari lungometraggi dello Studio Ghibli dove si va’ nel profondo delle emozioni umane. In questo caso Levant doveva sacrificare la propria esistenza alla protezione degli abitanti del villaggio e degli spiriti della Foresta e devo dire che sotto sotto ho sempre sospettato che il suo viaggio e il compimento della missione affidatagli avrebbe richiesto anche la propria vita, come forse lo è stato per il padre scomparso, nonché ex Maestro dei Bozzoli.

Il gameplay si focalizzava ovviamente intorno all’addestramento e potenziamento degli Emissari insieme a quest principali e secondarie che si fondevano in scontri, grinding,  esplorazione e risoluzione di enigmi, il cui mix mi ha sempre attirato e ricordo con piacere raramente annoiato.

jade cocoon story of the tamamayu

Purtroppo Jade Cocoon rimane nella mia personale triste bacheca dei “mai completati”, e penso che rimarrà tale finché non tirerò fuori la vecchia PS3 retrocompatibile; guardando anche nello PlayStation Store non vi è traccia di questo action GdR né tantomeno del secondo capitolo, di cui sono venuto a conoscenza poco fa alla ricerca di immagini, uscito per PS2.

In questi casi mi chiedo sempre quale sia lo scopo della politica di Sony nel non rendere compatibili piccole perle della propria storia videoludica come Jade Cocoon, anche se un timido accenno verso questa direzione lo si è potuto vedere di recente con la trilogia di Crash Bandicoot e forse anche nell’imminente remake di quella di Spyro.

È tutto, buona domenica da…
…Il vostro blogger,
Matteo “Matteum Primo” Sechi