In questo numero di quello che vuol essere il settimanale del Videogame Post dedicato alla celebrazione delle vecchie glorie del passato, e non solo, parleremo di uno dei primi strategici per eccellenza a cui ho giocato: Civilization II.

51K51VDHKNLPrima ancora che il chiaro e inconfondibile marchio “Sid Meier” si affiancasse alle copertine della serie, l’allora Civilization aveva già spopolato nel comparto del personal computer e si apprestava a catturare l’attenzione di quello su console alla fine degli anni ’90, anche con un ragazzetto che l’aveva scoperto negli scaffali dedicati ai giochi della PlayStation 1 per poi consumarlo in molteplici partite di gioco; Civilization II trasportava il giocatore in quella che si potrebbe definire l’evoluzione dell’umanità, partendo da una società tribale per poi avanzare nei secoli fino all’obbiettivo finale, ovvero la costruzione di una navicella spaziale per arrivare alla celebre stella Alpha Centauri.

La costruzione di strade, città, edifici e unità, nonché la gestione di queste ultime, era tutta nelle mani del giocatore senza che i primi automatismi visti in Civilization III scriptassero un po’ il gameplay complessivo togliendo, per quanto mi riguarda, anche il semplice gusto di costruire una strada sterrata verso una colonia appena creata.

La gestione di queste ultime era un abbastanza intuitiva, con un mix di meccaniche che prevedevano la oculata distribuzione del cibo e del commercio, basati sulla posizione in cui era fondata la città e la presenza di determinate risorse e tipi di terreno nella propria area di influenza. Tale sistema non era così complesso ed elaborato come negli attuali Sid Meier’s Civilization ma ugualmente costruito in modo da offrire una valida sfida al giocatore.

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Il ruolo del terreno di gioco era altrettanto importante della gestione delle proprie armate e città, insieme alla diplomazia. In base a questo infatti dipendeva la fertilità di una terra se posizionata vicino a un fiume, la presenza di risorse come petrolio o oro se rispettivamente vicini a caselle “desertiche” o “montuose”, e anche tra gli scontri delle tutt’altro che animate figurine che rappresentavo le unità di gioco, garantendo vantaggi o svantaggi nei movimenti per turno di gioco, in attacco o difesa di quella determinata casella.

La grafica non era di certo il punto forte di Civilization II, ma mi ricordo che riusciva ugualmente a coinvolgermi nella lotta per portare la propria civiltà verso il futuro, accompagnata da una bella colonna sonora composta da vari brani che si potevano scegliere prima di iniziare una nuova partita. Inoltre anche schernendola con la definizione “quadrettata”, la grafica aveva più che altro un ruolo prettamente marginale ai fini del gameplay e quindi non così importante.

Ricordo con piacere che all’epoca si sviluppavano videogame più per passione che per sbancare cassa e all’interno di questo strategico di altri tempi vi erano piccole ma sentite aggiunte (i dettagli contano sempre, anche quelli piccoli), come per esempio la possibilità di vedere le proprie città in una primitiva grafica 3D e di poterle rinominare a piacimento, senza che il nome Roma (se si sceglieva la fazione dei romani) dovesse per forza indicare il centro del potere antico, magari piuttosto chiamandola fantasiosamente “Rimohntopoli”, rendendo unica la propria avventura a ogni nuova partita anche grazie alla generazione procedurale del mondo di gioco. Nonché vi era anche la presenza di consiglieri interpretati da veri attori con le proprie colorite espressioni per guidarvi negli impervi intrighi della storia (come si può vedere nel video del gameplay sottostante).

Inoltre in Civilization II vi era molteplici fazioni di gioco tra cui scegliere, ognuna con le proprie peculiarità e debolezze nell’arco della storia umana, con i romani caratterizzati dalle Legioni nell’epoca di Cristo e gli indiani, per esempio, con Elefanti da guerra e migliori schiavi.

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A completare il quadro vi era anche la progressione della propria civiltà nel campo tecnologico e della scienza, internamente prodotto dalle città ed edifici, che determinava i turni di gioco in cui una data tecnologia tra le centinaia presenti, come la “scrittura”, potesse essere scoperta dalla civiltà del giocatore; alcuni popoli rimaneva indietro con lo sviluppo tecnologico e se si giocavano bene le proprie carte non era inconsueto affrontare i Mongoli con i propri destrieri contro la ben più avanzato Marines; il che era alquanto divertente.

Posso dire in conclusione che Civilization II mi ha fatto apprezzare grandemente il genere strategico e penso che senza di lui non mi sarei affacciato tanto facilmente, ne lasciato catturare, da titoli come Medieval II: Total War (sebbene impieghi un concetto meno gestionale) e da quelli più odierni, che ora vengono definiti come “simulatori” o sandbox, come potrebbe essere Castle Story.

Per chi volesse giocarlo ora posso consigliargli di munirsi ovviamente del disco e una PS3 retrocompatibile, ma vi avverto per esperienza personale che la grafica è troppo arretrata per non stancare subito gli occhi con gli schermi più definiti di oggigiorno e stamparvi in faccia un’espressione che esprime: “ma come facevamo a giocare con questa risoluzione grafica?”.

La formula di Sid Meier rimane comunque unica e quasi invariata nei suoi alti e bassi, e tutt’ora mi attira la sua particolare applicazione nel contesto sci-fi con Sid Meier’s Civilization: Beyond Earth.